C’è una cosa che sento spesso, e non solo una volta. La dicono mamme con figli già grandi, che guardano le foto sul telefono di quel periodo e trovano scatti mossi, controluce sbagliati, facce stanche. Dicono: avrei dovuto farlo. Non come rimpianto drammatico, più come una constatazione tranquilla, un po’ rassegnata. I primi giorni sono passati e non ci sono foto degne di quel momento.
Il problema non è la qualità tecnica degli scatti, anche se conta. È che in quei giorni nessuno ha la testa per pensare a come si sta componendo l’inquadratura. Si è esausti, sopraffatti, pieni di una gioia che fa quasi paura. Il telefono si prende in mano per istinto, si scatta qualcosa, si rimette giù. E il neonato cresce a una velocità che non si riesce a seguire: quello che sembra normale oggi, tra due settimane è già sparito.
Un servizio fotografico newborn fatto con criterio serve esattamente a questo. Non a produrre immagini perfette in senso estetico, ma a fermare qualcosa di specifico: le dita, il modo in cui si raggomitola, il peso di quella testa piccola appoggiata su una spalla. Dettagli che sembrano ovvi finché ci sono e che diventano sfumati nella memoria molto prima di quanto si pensi.

Il momento giusto, tecnicamente, sono i primi dieci-quattordici giorni. Non è un dogma, ma in quel periodo il neonato dorme più profondamente, si lascia spostare senza svegliarsi, ha ancora quella morbidezza e quella postura che poi cambiano. Dopo le due settimane non è impossibile fare un bel lavoro, ma è diverso. La finestra è stretta e va pianificata prima del parto, non dopo, perché dopo non c’è tempo né lucidità per organizzare niente.
Per la gravidanza il discorso è un po’ diverso. Le foto di maternità si fanno tra la trentaduesima e la trentaseiesima settimana, quando il pancione è visibile ma la mamma è ancora abbastanza comoda da muoversi. Anche qui il telefono non basta, non perché la qualità sia necessariamente peggiore, ma perché ci vuole qualcuno che pensi alla luce, alla posizione, al contesto, mentre la mamma può permettersi di stare semplicemente lì senza dover gestire anche quella parte.
Lavoro con luce naturale quando è possibile, sia in studio ad Avenza Carrara che in esterna, e costruisco le sessioni con un ritmo lento. I neonati non si comandano, non si mettono in posa, si aspetta che arrivino nel momento giusto. Questo significa che una sessione newborn dura quello che deve durare, senza fretta. Non è una produzione.
Se state aspettando un bambino in Toscana, o se siete già nei primi giorni e non avete ancora fatto niente, guardate il portfolio sulla pagina nascita e contattatemi. Anche solo per capire se è qualcosa che fa per voi.