Sanremo da fuori sembra una cosa molto ordinata. Il palco, le luci, i cantanti in fila, le esibizioni. Da dentro, con un accredito stampa e una macchina fotografica in mano, è un posto molto più caotico di quanto sembri.
La prima cosa che colpisce è la luce. L’Ariston ha una luce di scena costruita per la televisione, non per la fotografia. Cambia continuamente, per intensità e colore, spesso nel giro di pochi secondi. Si lavora a parametri che in un’altra situazione sarebbero sbagliati, e si sbaglia comunque, e si corregge mentre si va. Non c’è un’esposizione giusta che tiene per tutta la sera.
Il backstage è un’altra cosa ancora. Lì la luce è quella che capita, i corridoi sono stretti, la gente si muove veloce. Gli artisti tra un’esibizione e l’altra sono in uno stato mentale difficile da descrivere: concentrati, scarichi, adrenalinici, a volte stranamente calmi. Fotografare in quel contesto richiede una discrezione che non è solo tecnica, è quasi una postura, un modo di stare nello spazio senza pesare.

Ho fotografato volti noti della musica italiana in quei momenti, e la cosa che ricordo di più non sono le pose o i sorrisi per la macchina. Sono i secondi prima e dopo, quando la guardia è abbassata e c’è qualcosa di più reale. Quelle sono le foto che preferisco, anche se spesso non sono le più ovvie da selezionare.
C’è anche una dimensione logistica che non si vede: gli spazi riservati ai fotografi sono precisi, le posizioni sono assegnate, i tempi sono stretti. Si impara a muoversi dentro certi vincoli e a trovare il margine dentro quei vincoli. Non è un lavoro dove si può aspettare il momento perfetto, bisogna costruirlo velocemente con quello che c’è.
Il Festival è stato per me una delle esperienze che ha cambiato di più il modo in cui fotografo in generale, non solo gli eventi. L’abitudine a lavorare sotto pressione, con luce difficile e spazi ridotti, rende tutto il resto più gestibile. Anche un matrimonio in una chiesa buia a mezzogiorno, o un ritratto in uno studio senza finestre.
Se volete vedere il lavoro che ho fatto al Festival, il portfolio completo è sulla pagina dedicata. Per progetti editoriali o eventi, scrivetemi dalla pagina contatti.